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QUALE
ETICA? Curare, nel senso di sollevare dal male, dal dolore,
dalla malattia è cosa splendida sul piano umano, quasi divina. Eppure
una perplessità affiora: è possibile che il curare possa rappresentare uno
sterile atto meccanico, non rispettoso della persona e quindi eticamente per lo
meno discutibile? L'essere umano è un congegno fatto di soma, di psiche,
di spirito: una unità inscindibile dal punto di vista etico. Pertanto una
terapia corretta deve essere rispettosa di tutti gli aspetti dell'essere umano
nonché della relazione fra di loro. Sicuramente sul piano pratico non è sempre così, e non
tanto per colpa e responsabilità del singolo medico ma di una impostazione
terapeutica che interessa la medicina del territorio, dell'ospedale, dell'università
nonché della programmazione politica sociale, non solo nazionale. E'
una metodologia che deve essere messa in
discussione in quanto è moralmente non
corretta. E' facile parlare di bioetica e di etica medica in
senso generico quando si devono affrontare tematiche eclatanti come l'aborto,
l’inseminazione artificiale, i figli della provetta, le mamme nonne, i nati da
madre e padri morti, i figli abbandonati, ecc. Tutto ciò comporta dibattiti, notiziari televisivi,
sondaggi, articoli sui giornali, litigi tra gli addetti ai lavori senza che
venga minimamente scalfita l'evoluzione tragica, immorale di tutto ciò, ivi
compreso il mercato degli organi dietro il quale c'è sempre un equìpe medica
oltre la delinquenza cosiddetta organizzata. C’è il sospetto che questa etica possa essere o
divenire un alibi per non mettere in discussione l'etica di persona e di
categoria. C’è il sospetto e la paura che la profanazione
dell'Etica con La
prima etica per noi è la coerenza tra quanto si proclama e quello che si fa,
tra ciò che fa parte fondamentale di una persona e la sua applicazione. C’è il sospetto che tutte le aberrazioni della
biomedicina e della bioetica siano la conseguenza di una crisi della medicina
supertecnica, superspecializzata, della medicina meccanicistica che fanno
l'uomo a pezzi distruggendone nella pratica l'unità somato-psichica-spirituale. Il
primo momento dell'etica senza aggettivi è il rispetto della persona umana ed
il rispetto di ogni essere vivente sia esso animale o pianta, il rispetto
dell'ecosistema in cui l'uomo deve vivere. L'etica
dunque non è solo un problema medico. Per quanto riguarda il campo specifico della medicina
e del suo sistema terapeutico il primo momento etico è nella concezione stessa
della medicina come sistema complesso di approccio a chi sta male non solo nel
corpo. E' un dato purtroppo di dominio pubblico la sfiducia
nel medico in genere, pur rimanendo una vaga fiducia nella medicina in senso
astratto che spesso è più una speranza determinata dall'ancestrale paura della
malattia e della morte. La gente sente che di fronte al medico è una entità
astratta, asettica; sente di essere trattata come un problema tecnico e
burocratico da cui deriva in parte il dilagante fenomeno dell'autocura, dato
che il medico si limita quasi esclusivamente a prescrizione di terapie
sintomatiche. Questa non è medicina, è una soppressione di sintomi,
è sostituire un bullone in una macchina, immettere l'olio perché il motore non
grippi. Non intendiamo per questo negare l'importanza anche di
questi interventi, ma è proprio necessario studiare una vita per cambiare un
bullone? E' necessario studiare una vita per dare l'antipiretico e
l'antibiotico di fronte a un evento febbrile anche se inesplicabile? E'
necessario studiare una vita per dare una pomata per un problema dermatologico?
Siamo anche molto preoccupati quando la medicina si
limita a una serie di esami, molto spesso fortunatamente normali, con i quali
si pretende di porre o escludere una diagnosi e relativa terapia senza neanche
avere fatto un colloquio nè tanto meno aver visitato il paziente. Noi
ci chiediamo e lo chiediamo a tutti, non solo ai medici se questa è etica. Io dico di no. Una
patologia cronica degenerativa, da un eczema all'asma, da un artrite reumatoide
al cancro, è corretto dal punto di vista etico che venga affrontata solo con
chemioterapici, cortisonici, antinfiammatori, antidolorifici? Senza tener conto del bombardamento propagandistico
attraverso i mass media, in particolare Ma
come? L'utero è un organo a sé, o non è forse parte di una persona cioè di una
unità biologica-psichica-emozionale? Per
noi questo modo di procedere lascia molti dubbi sulla sua eticità. Noi ci aspettiamo una risposta che aiuti l'uomo a
ricuperare la sua unità, che aiuti il medico ad attuare il primo momento etico
nel rapporto con il suo paziente e con se stesso, che aiuti l'apparato politico
sociale ad attuare scelte anche nel campo medico finalizzate al rispetto
dell'uomo, degli animali e dell'ecosistema in cui vive. Vorremmo che i medici del corpo e delle anime
cominciassero a discutere coerentemente secondo il proprio giuramento e il
proprio credo. Siamo convinti che solo dal recupero di questa etica
sul piano personale si potrà coerentemente parlare di Bioetica e Biomedicina
senza correre il rischio che questi concetti restino solo parole. "Ogni essere umano ha il diritto
del rispetto della sua persona; alla buona reputazione; alla libertà nella
ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero e della sua diffusione...;
e ha diritto alla obiettività nell'informazione" ("Pacem in terris", Giovanni XXIII, 11 aprile
1963). Questa
è l'etica in cui io credo.
dott.
Carlo Poletto
(10 luglio 2010) |
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