![]() |
I nostri figli a scuola In Italia
attualmente è prevista la scuola dell’obbligo dall’età di 6 anni all’età di 16
anni.
Il punto comune
però è che ogni bambino ha dei diritti:
ha diritto ad imparare, ha diritto a comportarsi, ha diritto al rispetto; allo
stesso tempo il bambino ha dei doveri:
dovere di studiare ed imparare, di prestare attenzione, di non ostacolare lo
studio degli altri (disturbare), di essere ascoltato, di essere redarguito se
necessario e ha il dovere di rispettare i suoi compagni, sé stesso, gli
insegnanti ed il personale scolastico e le cose (beni della scuola e di terzi). Nella scuola primaria (elementare) vengono
appresi gli elementi utili per apprendere metodi di studio, di calcolo, di
logica, di arte e di comportamento civico. Ogni bambino ha un
proprio grado di apprendimento dovuto al suo essere sé stesso, all’educazione
che riceve in famiglia, al suo grado di interesse che gli insegnanti sapranno
stimolare. Ovviamente in casi
di mancato apprendimento è più facile che l’insegnante possa rapportarsi al
bambino cambiando tecnica o modalità di interfacciamento, dato che il bambino
ha solo pochi anni e scarsa conoscenza delle dinamiche di comunicazione. Il momento scolastico d’apprendimento che
verte proprio nelle ore passate al banco della propria classe in cui
l’insegnante svolge la lezione e cerca che tutti capiscano e mettano in atto
ciò che apprendono con compiti, disegni, domande, laboratori. Il momento ludico, altro non è che la pausa
ricreativa di mezza mattina e la pausa tra il mattino e il pomeriggio, svolta
quando possibile all’aperto, nel cortile della struttura scolastica, sotto la
supervisione attenta di personale insegnante o personale comunque preposto alla
sorveglianza. Il momento comunicativo che si può
instaurare in qualsiasi momento ed è diretto ed esclusivo tra bambino ed
insegnante, dovuto a particolari condizioni: non avere capito una parte di
lezione, essere ripresi in caso di disattenzione o disturbo, venire elogiati
davanti alla classe per meriti o viceversa venire squalificati davanti alla
classe per demeriti. Quest’ultimo è il
momento più delicato, in quanto il bambino è rapportato direttamente con un suo
superiore nel quale vede sia l’insegnante che l’istituzione e quindi vede il
garante di ciò che sta accadendo, nel bene o nel male del suo comportamento –
par tale ragione il bambino si aspetta dall’insegnante insegnamenti anche di
giustizia e garanzia. Nel momento in cui
il bambino non ravvede più nell’insegnante la figura del garante (che non
significa stare solo dalla parte del bambino, ma anche adottare una punizione perché
è giusto), si arriva ad una distorsione del bisogno di giustizia ed equità ed
il bambino impara una cosa nuova: impara a farsi giustizia da solo, dato che le
garanzie non sussistono più per lui. Ma anche qui non è
facile svolgere una auto-giustizia e ancora scopre (purtoppo a volte su sé
stesso) che vince il più forte, e in termini di figure – si crea il gruppo “punitivo” a volte di due, tre o più
ragazzini o anche ragazzine (non sono poi così diverse) che pilotate dal “piccolo boss” vanno ed eseguono la
sentenza (= malmenare o anche solo minacciare).
Credo che se
l’attenzione fosse veramente orientata, potremmo smantellare il bullismo dalle
scuole (almeno dalle scuole elementari) definitivamente ed elegantemente nel
rispetto delle persone e dell’istituzione quale è la scuola italiana. A quel punto
l’insegnante assume la veste vera del garante, del riferimento; e i bimbi altro
non cercano che questo, a volte anche disturbando o provocando, ma il bisogno
di vedere limiti e “paletti” è fondamentale anche per loro, e la scuola è anche
questo. Speriamo che questa eredità sia un vero tesoro.
|
| Home | Chi sono | Menu articoli |